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Intervista a Francesco Farfa

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Biografia:

Francesco Farfa nasce nella provincia di Siena nel 1968.
Segnalato come il “Fenomeno Farfa” da importanti riviste come Dj Mag, Melody Maker e Muzik, Francesco collabora con Joy Kiticonty, Tony Verdy, Dino Lenny e vari altri alla realizzazione di numerose release. Tra il ’96 e il ’98 si consacra con quattro uscite per la sua label Audio Esperanto, fra cui “Psichedethnic One” che trova il supporto incondizionato di Danny Tenaglia e viene inserito nella prestigiosa compilation Global Underground di John Digweed. Dal 2000 inizia la partnership con l’etichetta spagnola Serial Killer Vinyl per cui arrivano ottimi mix come “Music Public Property” e “Travel Mate”, nonché numerosi floorfiller quali “The Search”, “Autodisco”, “Tartana” e “Universal Love”, di grande importanza a far diventare il Nostro un globetrotter della consolle a livello planetario.
Nel 2004 gli viene tributata una puntata singola della serie di documentari Dj’s Trip per la rete satellitare Cult Network.
E’ dal 2005 la realizzazione del suo album d’esordio, “Human Bridge”: presentato da Pete Tong nel suo programma “Essential Selection” su BBC1, il primo singolo estratto “Acidazzo” si è subito imposto nelle chart e nelle playlist di molti artisti ed anche i successivi singoli “Outing” e “Changing Shapes” hanno ottenuto grandi riscontri.
Francesco Farfa immagina i set come esperienze ultraterrene, in cui prendere per mano l’ascoltatore e trascinarlo verso le scoperte più disparate, a volte celestiali, a volte brutalmente reali. Come dovesse ogni volta superare un Acheronte, Farfa punta tutto sulla creazione di un ponte fra sè e il pubblico, influenzandolo, guidandolo, ma recependo anche le sue volontà, spingendosi un passo oltre, rischiando, mettendosi in discussione. Uno stato quasi ipnotico che permette, all’audience come a lui, di sublimare insieme verso territori inesplorati.
Negli ultimi anni Farfa ha suonato ad alcuni appuntamenti stratosferici: fra questi, la chiusura estiva e il capodanno del leggendario Pacha di Ibiza, il tour italiano di MTV Club Generation, il tour messicano per la presentazione di “Human Bridge”, il festival Brahma Beat a Buenos Aires davanti a 20000 persone, il festival di Bilbao (insieme a Placebo e Guns’N’Roses), la festa del Pacha a Miami e la chiusura ufficiale dello Space di Ibiza.
In questo 2007, Francesco ha remixato brani di Sonomike e Neo, nonché il singolo “High Times” della stella Nate James – uno dei talenti della nuova ondata pop soul – prodotto il rework del brano “Acidazzo” (inserito anche nella compilation “Audio Therapy presents Across Borders”), iniziato il suo nuovo progetto club Downstairs al Full Up di Firenze e ridato vita alla sua storica label Audio Esperanto.
Oltre a tutto questo, è stato pubblicato il primo volume della compilation “Farfasound”, un doppio cd con tutto il meglio del mood firmato Francesco Farfa che, avendo ottenuto notevole successo durante l’estate, ha già avuto il suo seguito: tenetevi pronti per “Farfasound Volume 2″!

CML: Ciao Francesco! Felici di poterti intervistare, per noi è motivo di grande orgoglio che un artista del tuo calibro decida di lasciare la propria firma sul nostro sito.
F.F: Grazie a voi dell’opportunità, è sempre un piacere collaborare con realtà come la vostra.

CML: La carriera di un dj generalmente è preceduta da una formazione che trova spunto tra le prime passioni musicali. Quali artisti, nel tuo caso, hanno in particolar modo influito sulla tua crescita personale ancor prima di quella professionale?
F.F: In maniera molto schematica, come dj, Mozart, Baldelli, Trani e Cioni, come artisti e band in genere, Tangerine Dreams, Simple Minds, Police, Prince, Manu Dibango, U2, Afrika Bambaata…e molti altri di vario genere.

CML: Quali esperienze, tra le tante del tuo percorso artistico, ti hanno segnato maggiormente? E quali pensi si siano riproposte durante la tua evoluzione?
F.F: Sicuramente la rave age francesce della prima meta dei ’90 e il periodo del movimento musicale toscano dall’89 al 94. Purtroppo i momenti di speciale bellezza sono irripetibili!

CML: La musica come scelta di vita, una passione che si trasforma in lavoro. Avresti mai immaginato, quando hai mossi i primi passi nel mondo del djing, che saresti diventato un’icona della musica elettronica per diverse generazioni di persone?
F.F: Onestamente no, ma credo che nessuno possa sapere a priori che carriera e che ruolo arriverà ad avere. Sicuramente la passione non mi è mai mancata, che era ancor più importante dell’ambizione: sentivo di dover fare quello, avevo un fuoco che bruciava, un’urgenza creativa da esprimere, tutto quanto sarebbe venuto come conseguenza era in secondo piano. Poi, logicamente, gli attestati di stima e l’affetto delle persone sono una grande cosa, ma almeno all’inizio cerchi più che altro di costruire la tua strada, senza troppo pensare a dove porterà.

CML: Sei celebre anche con l’appellativo “Farfalla Elettronica”, te lo porti dietro da molti anni ormai. Ritieni che ti si addica ancora come quando è nato?
F.F: Mi piace molto, credo si addica al mio modo di essere, al voler sperimentare tante cose. Il soprannome era nato più come un “complimento” alla mia tecnica - rispetto alla velocità e al modo in cui metto i dischi - ma è anche un fatto di approccio se vogliamo: svolazzando si fanno tante esperienze, non si resta fermi, non ci si inserisce in ondate, ma si prova a sperimentare con una mentalità aperta.

CML: Quali sono i dischi, anche al di fuori del lavoro, che hanno lasciato un segno indelebile nella tua vita?
F.F: pachelbel - canone
beethoven - 9° sinfonia
klaus schulze - babel
u2 - new years day
police - every breath you take
prince - purple rain
david bowie - china girl
dire straits - sultan of swing,
manu dibango - soul makossa
led zeppelin - stairway to heaven

CML: Francesco Farfa come simbolo: che significato ha per te rappresentare un punto di arrivo per moltissimi djs?
F.F: Accetto la lusinga solo a patto che sia sincera e fondata sul reale parametro di qualità. Oggi giorno troppi sono i valori distorti da opinion leader che poco capiscono di essenza e troppo guardano il marketing. Un’ottica ben distante dal mio modo di vedere le cose. Ho sempre fatto le cose per passione, senza pormi troppe domande o troppi obiettivi da raggiungere.

CML: Sei un artista che è stato in grado di mettere il proprio sigillo nel clubbing italiano, europeo ed internazionale. Perchè secondo te non molti altri italiani ci sono riusciti finora?
F.F: Mi spiace ripetermi, ma per me la chiave di tutto è nella spinta interiore, nella voglia di essere davvero se stessi, nel fare ciò che più ti rappresenta, senza pensare al risultato, ai fini commerciali, alle maschere. Se ci si distrae con queste cose, se si ragiona più in termini di marketing o presunto tale, allora si perde in smalto e onestà secondo me. E le persone vere se ne accorgono.

CML: Hai suonato praticamente in tutto il mondo. Hai notato un modo di approciarsi alla musica differente tra nazione e nazione, continente e continente?
F.F: Diciamo che ho un approccio quasi sociologico, se mi si perdona il parallelismo: cerco sempre di capire dove sono, che pubblico ho davanti e come poter fare a coinvolgerlo. In tutti questi anni ho fatto veramente esperienze diversissime, dal piccolo club di settore alla discoteca più commerciale, dai festival con migliaia di persone fino a lunghi set di 6 o 7 ore consecutivi. Ogni volta è un’esperienza diversa: carpisco più informazioni possibili, cerco di capire il pubblico e poi parto per la mia strada, cercando di rischiare sempre un po’ di più rispetto a quello che potrebbe funzionare facilmente. A volte ci riesco meglio, a volte meno, come è logico, ma il modo di interagire con il pubblico ha sempre le stesse dinamiche.

CML: Inserito nelle charts dei migliori djs del pianeta e fonte d’ispirazione per alcuni di loro come lo stesso Danny Tenaglia ha ammesso qualche anno fa. Cosa si prova nel ricevere questo tipo di riconoscimenti per il proprio lavoro?
F.F: Quello è stato un momento veramente importante per la mia carriera. Parlo di carriera perché in qualche modo questo ha contribuito fortemente nel farmi conoscere in Europa e nel mondo. dal punto di vista artistico, invece, è stata una soddisfazione, grossa, ma nulla di più: ho continuato a fare quello che facevo il giorno prima, magari con un po’ più di pressione, ma anche di soddisfazione per i risultati raggiunti.

CML: In una esibizione live quanto contano per te tecnica e improvvisazione? E quali altri fattori sono importanti nel corso di una tua performance in console?
F.F: Quelli citati sono sicuramente due ingredienti fondamentali. Psicologia e gusto musicale coronano la zuppa. Poi miscelare il tutto bene dipende da tante situazioni, dal pubblico, dal tuo umore (…), ogni volta è una sfida diversa.

CML: Hai ricevuto innumerevoli consensi e ottenuto grande credibilit‡ nel panorama internazionale grazie anche ai tuoi lavori come produttore. Che valore ha per te il lavoro in studio? E quanto ritieni siano importanti creatività e sperimentazione in fase di produzione?
F.F: Il lavoro in studio e’ importantissimo per l’esposizione ed il profilo artistico anche se non condivido l’idea di scegliere un djs per un club solo basandosi sul fattore produzioni. Pensandola dal lato promoter non farei mai un booking di uno che non sia un bravo dj seppur bravissimo produttore. Per il resto, creatività (soprattutto) e sperimentazione (intesa come mentalità aperta), penso siano i primi due requisiti, in successivo ordine di importanza, per provare a produrre qualcosa di interessante.

CML: Tra i più importanti eventi a cui hai preso parte spiccano Festival come Love Parade (’96), Nature One (’96/’97), Sonar (’97), Dance Valley Festival (’00/’01), Street Parade (’01). Come mai negli ultimissimi anni non compari più tra le line up di eventi di questa importanza?
F.F: Mah, diciamo che non ho più collaborato con questi, ognuno per ragioni diverse, in compenso però ho suonato in tanti altri veneti di grande rilievo come l’apertura e la chiusura del Pacha di Ibiza, allo Space, durante il festival a Bilbao davanti a 30 mila persone, il festival Brahma Beat a Buenos Aires con 20 mila persone e tante altre…insomma, è solo un fatto di cicli, di quanto uno propone :-) Detto questo sarai ben contento di tornare in alcuni dei festival che hai citato, ma dipende sempre da tanti fattori, per cui mi godo quello che ho e sono felice di poter viaggiare il mondo portando in giro il mio suono in tante situazioni diverse.

CML: Backline ti ha scelto come uno dei rappresentanti per Ableton Live. Credi che attualmente i software siano lo strumento più efficace per la propria espressione artistica?
F.F: Dipende come li si usa: vedo djset fatti con lo stesso software che sono fatti bene, mentre altrettanti che trasmettono solo freddezza. Il talento non lo decide la tecnologia, così come la passione e la voglia di rischiare.

CML: Hai aperto la porta di casa tua per uno speciale, uscito su Velvet, sulle abitazioni dei dj italiani più noti. Complimenti per il seminterrato! Curiosità: che te ne fai di un divano da 7 metri e mezzo?
F.F: Quello è il mio piccolo club seminterrato, ho cercato di ricreare la stessa atmosfera: c’è la consolle, i divanetti, i bagni, l’impianto luci…Lo uso per piccole feste private ed è un mio feticcio personale!

CML: Abbiamo visto che stai riportando alla luce la tua etichetta Audio Esperanto, puoi dirci qualcosa di più?
F.F: Audio Esperanto è nata nel 1997: era una necessità, voleva infrangere le barriere, travalicare le categorizzazioni. A metà anni ‘90 era logico esistere solo se si apparteneva ad una scena, se si sposava un genere musicale, si accondiscendeva alle sue regole e si seguiva una determinata corrente. Audio Esperanto nasce da qui: una label che non fosse etichetta in assoluto, ma più un’opportunità per ricordare il linguaggio universale della musica. Quattro Ep in due anni, grande attenzione dai media internazionali e lusinghieri feedback dai maggiori dj mondiali, da Danny Tenaglia a John Digweed; dopo due anni ho fermato il progetto per il mio trasferimento a Barcellona e l’inizio della collaborazione con Serial Killer Vinyl. Ora a distanza di 10 anni dalla sua fondazione ho pensato fosse il momento buono per continuare il progetto: vedo che negli ultimi anni si stanno rialzando pericolose quelle barriere che Audio Esperanto ha sempre voluto combattere e ho voglia di dare un segnale.

CML: Siamo arrivati alla conclusione. Da parte nostra un particolare ringraziamento per averci concesso un pò del tuo tempo. Vuoi lasciarci con un saluto per i lettori, gli appassionati e i tuoi fans?
F.F: Che dire, grazie assai! Per più informazioni sui vari progetti sono sempre validi i siti.

Sito ufficiale: www.farfa.com
MySpace: http://www.myspace.com/francescofarfa

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