Intervista a Paolo Martini

Biografia:
Paolo Martini comincia la sua ventennale carriera a metà degli anni ’80, suonando in diversi club storici italiani e iniziando a sperimentare come produttore con il partner Gianni Bini: il duo in pochi anni produce hit come Dancing With You, Happiness, Burning Up, Say Yes, Stop e accetta le richieste personali di Joey Negro, Mousse T, John Digweed e Dave Piccioni per prendersi cura di loro tracce.
Parallelamente alla nascita della propria etichetta Ocean Trax – probabilmente la più stimata label italiana a livello internazionale – Bini & Martini costruiscono altri progetti come House Of Glass, Goodfellas (insieme ai bolognesi Pasta Boys) e Eclipse, tutti finiti nelle chart di mezzo mondo e tutt’ora ristampati.
Da qui, l’attività di remixer del duo è impressionante: arrivano richieste di star internazionali come Kylie Minogue, Terence Trent D’Arby, Backstreet Boys, Gabrielle, Emma Bunton (ex Spice Girls) fino a Jamiroquai, con cui vengono addirittura premiati all’Italian Dance Award come miglior remix.
Mentre il rework per Shined On Me dei Praise Cats diventa una bomba globale, Bini & Martini si divertono a mettere le mani su altri nomi più underground come Armand Van Helden,Soul Providers, Robbie Rivera,Boris Dlugosch, Cevin Fisher e Funky Green Dogs.
In tutti questi anni, Paolo Martini continua incessantemente anche la sua attività di dj a livello internazionale: dall’Inghilterra all’Olanda, da Ibiza alla Svizzera, dalla Francia alla Germania, tutti impazziscono per il suo suono house dalle forti tinte melodiche.
Non contento nel 2004 Paolo fonda la sub etichetta Ocean Dark, per coprire anche lo spettro più duro ed elettronico del movimento.
Con Ocean Dark, Paolo anticipa l’ondata minimale e techno e mette sotto contratto talenti italiani e crea importanti connessioni europee: in una naturale evoluzione del proprio background, Martini inizia a produrre in solitaria, concentrandosi su un versante alternativo.
Nel 2006 ripropone la sua classica hit Stop rivisitata da Luca Bacchetti e The Dolphins ed elabora un nuovo remix insieme ad Alex Neri per Sam Perez & Dariush: entrambe le produzioni creano un corposo buzz internazionale, entrando nelle classifiche di Beatport e finendo nelle valige di artisti come Ivan Smagghe, Laurent Garnier, Satoshi Tomiie e molti altri.
Il 2007 si apre con il ritorno di Bini&Martini con il singolo Low Frequencies - che ottiene notevoli recensioni e finisce nelle borse dei più importanti dj – e prosegue con il remix per il cult di Blake Rock Over You, entrato nella playlist di Pete Tong e della sua Essential Selection, scelto per la compilation Pure Pacha e suonato da stelle come Timo Maas, Steve Bug e Danny Howells.
In attesa di veder pubblicata la nuova compilation mixata ,Paolo sta continuando la frenetica attività di dj che negli ultimi anni lo ha portato in clubs come Muretto (Jesolo), Maffia (Reggio Emilia), Tenax (Firenze), Cavo Paradiso (Mykonos), Echoes (Riccione), Space (Ibiza), Fluid (Bergamo) e tanti altri, oltre alla sua usuale residenza quindicinale all’Alter Ego (Verona).
Importante sottolineare anche che dalla nuova stagione invernale Paolo inizierà una stretta collaborazione con l’Ambasada Gavioli (Slovenja), una delle più rinomate situazioni dell’Est Europa, diventando “regular guest” a cadenza bimestrale.
Ma oltre a questo, il Nostro ha appena creato la sua neonata label individuale Paul’s Boutique per cui esordirà in duo con Paolo Bonanza: la prima release “Blackjack Ep” contiene due tracce fra house e techno, scure e deep, che già hanno riscosso un notevole buzz fra gli addetti ai lavori: una nuova avventura per chi ama le sonorità più sperimentali!
CML: Ciao Paolo, è un piacere averti sul nostro sito!
P.M: Piacere mio, grazie dell’invito!
CML: Raccontaci un pò delle tue origini. Quale musica ascoltavi prima di entrare nel mondo del djing?
P.M: In tutta onestà, la prima musica che ho iniziato a proporre era anche la stessa che ascoltavo, sarebbe stato strano il contrario. La volontà di fare il dj è proprio nata dall’esigenza di voler far ascoltare agli altri quello che mi piaceva, che ascoltavo (e che ancora tuttora ascolto). Se vuoi sapere i primissimi generi degli anni ‘80, intendo disco music, radici nere, funk e tutto questo panorama.
CML: Com’è iniziata la tua carriera? Quali motivazioni ti hanno spinto a intraprendere questa scelta professionale?
P.M: Come dicevo sopra, è stata una cosa abbastanza naturale: avevo una passione, volevo esprimermi e cercare di dire la mia. All’epoca poi era tutto meno definito, il dj faceva anche - spesso e volentieri - molta radio, quindi non è che ci fosse una vera e propria “carriera del dj” bensì una semplice volontà di mettere su musica, proporre alle persone dei suoni, un mood, farle divertire, interessare e magari iniziare a produrre anche qualcosa in prima persona.
CML: Quali sono stati gli artisti che più ti hanno influenzato agli inizi?
P.M: Tutti gli artisti della Salsoul Records, Cerrone, Giorgio Moroder, El Coco, Chic e Kraftwerk su tutti.
CML: Successivamente è nata la collaborazione con Gianni Bini. Parlaci del vostro primo incontro.
P.M: Intervistai lui e Fulvio Perniola (Fathers of Sound) in occasione di un SILB a Rimini…credo fosse intorno al 1995. Ci trovammo successivamente in studio per produrre un disco insieme e da lì abbiamo cominciato a lavorare insieme.
CML: Fondamentalmente cosa ti ha spinto a creare e credere ne progetto Bini & Martini?
P.M: Da subito c’è stato grande feeling con Gianni, sia dal punto di vista umano che professionale. Sentivo - e sentivamo - di essere complementari, io quello più istintivo, lui quello più ragionatore. Io portavo più idee, lui portava più esperienza e perizia tecnica. Ci siamo sempre trovati bene in studio insieme, le prime produzioni ci piacevano, riscuotevano un buon successo, è sempre stato naturale continuare e sviluppare per lo più insieme molti progetti.
CML: Veniamo ad Ocean Trax: da cosa è partita l’idea della sua nascita?
P.M: In maniera molto semplice: noi producevamo parecchio, avevamo un buon giro di contatti e volevamo creare un brand forte che potesse rappresentare bene un certo tipo di sonorità che non trovavamo sempre nelle altre etichette. Il tutto è partito in maniera ingenua: volevamo farlo, lo abbiamo fatto. Poi con i primi buoni risultati e con l’organizzazione, Ocean trax è diventata un’etichetta importante, apprezzata dal pubblico e dagli addetti ai lavori e siamo riusciti anche a toglierci un po’ di soddisfazioni. Con il tempo si è aggiunta Ocean Dark e piu’ recentemente Paul’s Boutique e Checkmate.
CML: Puoi descriverci in breve le tappe principali del processo di creazione ed evoluzione della label?
P.M: Come ti dicevo siamo partiti con il primo disco “House of glass - Take me over” ottenendo subito grossi consensi e licenziato alla Ministry of Sound in UK; da lì sono seguiti Bini&Martini - Dancing with you e a seguire l’exploit del 2000 con il tris Eclipse - Makes me love you, House of Glass - Disco Down e il fortunato remix di Soul Providers - Rise. Tutto questo consolidò l’etichetta e di conseguenza il nostro “suono” di allora…da lì a poco cominciarono ad arrivare richieste di remix da ogni parte del mondo, dagli artisti più underground (Murk, Armand Van Helden, Sunkids, Mousse T) a quelle delle pop star internazionali come Kylie Minogue, Jamiroquay e Backstreet Boys e tanti altri.
CML: Ci sono nuovi artisti dell’etichetta che ci vuoi segnalare?
P.M: Fabio Giannelli, Larsen & Luca Marano, Paolo Bonanza.
CML: Oltre che dj di fama internazionale, sei altrettanto famoso nelle vesti di producer. Quale delle 2 ti regala maggiori soddisfazioni?
P.M: Sono due cose abbastanza diverse ma che si complementano una con l’altra: qualche anno fa per un periodo ho pensato che alla fine stare molto in studio e fare poche serate, scelte, fosse quello che preferivo, anche perchè per essere fresco e produttivo quando si fa un pezzo o un remix è meglio non avere troppe scorie da weekend di lavoro. Però la pista ha un’attrazione magnetica e non mi divertivo troppo a produrre stando staccato dal mondo che amo, dall’energia della pista da ballo, anche perchè io nasco come DJ, per cui in verità mi sono solo imposto di dosare bene le forze e avere equilibrio nelle due cose. Se dovessi scegliere però opterei per il DJ.
CML: Come vedi la nuova generazione di artisti in Italia? Credi che in Europa ci sia una migliore proposta al momento?
P.M: A livello di produzioni l’Italia non penso sia indietro, anzi. Forse a volte manca un pò di personalità e un pò di spirito di indipendenza e le nuove leve sono esterofile, ma ci sono ottimi talenti in Italia: penso alla scena di Luca Bacchetti, a The Dolphins, Renato Figoli, Elettronica Romana, a Massi DL, Lucio Aquilina, Davide Squillace, Paul C, Ilario Alicante e tanti altri. Credo solo ci voglia passione, buon senso e un pò di pazienza: produrre bene, produrre davvero, implica dello studio, conoscenza, capire certe dinamiche sia ritmiche che di melodia e non si può improvvisare in un mese, a meno che non ci si voglia appiattire su suoni o rimtiche già usate e abusate.
CML: Che ne pensi dell’attuale sfera clubbing italiana?
P.M: Il clubbing è un pò in crisi, non è una scoperta. In realtà non solo in Italia, anche se qui, visto anche altri problemi strettamente economici e svariate limitazioni (la legge sul fumo, quella sugli alcolici, le restrizioni di orari…), in effetti si sente maggiormente. Penso però che da ogni periodo difficile si esca più forti, quindi guardo avanti abbastanza sereno.
CML: La serata, se puoi sceglierne una, che ricordi con maggior piacere?
P.M: Ce ne sono tante,troppe per poterne sceglierne una….
CML: Qual’è stata la cosa più strana che ti è accaduto durante una tua serata?
P.M: Essere annunciato dal vocalist con il nome di un’altro DJ…questa mi mancava! Accortosi dell’errore eclatante lui si scusò mortificato per tutto il resto della serata, io mi limitai a farmi una grossa risata.
CML: Cosa pensi del rapporto tra internet e il clubbing?
P.M: Domanda difficile, potrei aprire un libro e annoiarvi con 10 pagine con teoremi e teorie sulla relazioni musica - produzione - rivoluzione digitale - email - myspace - siti internet - second life! In linea generale posso dirti che internet ha aiutato il clubbing, secondo me, anche se non vorrei si perdesse mai la matrice terrena e fisica del tutto, nelle produzioni, nell’andare nei club e non frequentarli da second life, dal fare amici su myspace che poi non si conoscono mai etc etc
CML: Argomento che ultimamente ha fatto tanto discutere: il divieto all’uso di alcol nelle discoteche dopo le 2 di notte. Tu cosa ne pensi?
P.M: Penso sia sbagliato, soprattutto per come è stato gestito il tutto. Non si possono cambiare le cose dalla sera alla mattina, se si vogliono fare cambiamenti biosgna dare tempo alle persone, sia gli avventori che tutte le persone che lavorano in questo ambito, di abituarsi, di cambiare le dinamiche e i meccanismi. Si vogliono mandare le persone in discoteca prima, farle tornare a casa prima ed evitare siano completamente ubriache al volante? Bene, ma andiamo per gradi. Con le semplici costrizioni, senza educazione e solo privando le persone, secondo me non solo si ottiene poco, ma si crea un problema per il mercato e “si da il la” al proliferare di feste non controllate, al fatto che la gente beve a più non posso prima delle due e quant’altro, senza considerare poi l’uso di droghe. Poi mi fa ridere il fatto che al bar invece dopo le due si beva tranquillamente…non è che si stanno accanendo un po’ troppo contro il nostro settore?
CML: Che ne pensi di ClubMusicLovers.com?
P.M: E’ un’ottima iniziativa, mi piacciono molto i siti che “parlano” di musica e degli appuntamenti e che cercano di creare qualcosa. Sono spesso sul vostro sito per tenermi aggiornato e leggere un pò di altre interviste, per cui grazie mille!
CML: Paolo grazie di averci dedicato del tempo. Vuoi fare qualche saluto?
P.M: Saluto voi e gli utenti che non conosco personalmente, gli altri solitamente li saluto personalmente!
Grazie!
Sito ufficiale: www.paolomartini.net
MySpace: http://www.myspace.com/paolomartini
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